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Scudetto Sul Petto, Freno a Mano Tirato

  • Immagine del redattore: Rosario Caracciolo
    Rosario Caracciolo
  • 15 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

di Rosario Caracciolo – ilgiornalistatifoso.it/ Napoli Cuore Azzurro


L’illusione e il ritorno al passato


La gara contro il Parma doveva essere la prosecuzione naturale della notte di San Siro contro l’Inter: un Napoli carnivoro, feroce, pronto a mordere ogni partita. Invece, al Maradona, è riapparso il volto peggiore: lento, macchinoso, prevedibile. E pensare che dopo appena dieci minuti gli azzurri avevano già segnato con McTominay, rete annullata per un fuorigioco millimetrico di Mazzocchi. Da lì in poi, buio. Un possesso sterile che ha consentito ai ducali – mai pericolosi verso Milinković-Savić – di portare via un punto pesantissimo per la salvezza.


Alibi finiti



Non ci si può più nascondere dietro le assenze. Il Parma si è presentato a Napoli con otto riserve, pensando già alla sfida col Genoa. Un regalo enorme, che il Napoli non ha saputo scartare. E questo dice molto. Guardando alle ultime gare – Verona, Inter, Parma – emerge un dato inquietante: questa squadra soffre tremendamente chi si difende e si esalta solo contro chi gioca. Non è un caso se negli scontri diretti gli azzurri hanno perso solo col Milan, mentre contro Torino, Bologna, Udinese, Parma e in Europa contro PSV ed Eintracht Francoforte sono emersi limiti strutturali.


Il mercato che non ha convinto



Le parole di Antonio Conte, pronunciate cinque mesi fa, oggi suonano profetiche: “Questo è il campionato più difficile, abbiamo cambiato nove uomini”. Eppure, a fronte di investimentizzi importanti, il rendimento di Lang, Lucca e Beukema resta incompiuto. Soprattutto i primi due sembrano fuori contesto, lontani per mentalità e personalità da Napoli. Basta ricordare le alternative trattate: Darwin Núñez, Beto, Bonny, Ndoye, Chiesa, Adeyemi, Rashford, Grealish, Sterling. Alla fine, sono arrivate scelte che oggi non spostano gli equilibri.


I limiti tecnici e mentali



Contro il Parma il Napoli ha centrato appena quattro tiri nello specchio, esaltando un perfetto sconosciuto come Filippo Rinaldi. Zero verticalizzazioni, ritmo basso, pochissimi movimenti senza palla. Una tirata d’orecchie va fatta anche a Lobotka, mentre Politano e Lang non hanno mai saltato l’uomo. Così non si vincono le partite “sporche”. Gli scudetti si costruiscono battendo le piccole, non solo brillando contro le grandi.


VAR e mediocrità generale



Il quadro è aggravato da un sistema arbitrale confuso, dove il VAR ha sostituito il giudizio umano peggiorandolo. Decisioni prese dopo cinque minuti, partite spezzate, ritmo annullato. Serve un limite temporale: se in un minuto non c’è l’immagine chiara, resta la decisione di campo. Il calcio così si sta autodistruggendo.


Il futuro passa da Conte



Il campionato non è chiuso. Sei punti di vantaggio dell’Inter pesano, ma in una Serie A mediocre e senza certezze ogni domenica è una storia a sé. Il Napoli deve intervenire subito sul mercato: via Lang e Lucca, dentro almeno due giocatori pronti, magari Lookman, oggi fuori dal progetto dell’Atalanta. Ora arrivano Sassuolo, Copenaghen e Juventus: tre gare che diranno chi siamo davvero.


Perché una cosa è certa: finché in panchina c’è Antonio Conte, nessuno può sentirsi campione prima del tempo. Lo scudetto sul petto non va celebrato: va difeso.


 
 
 

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