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Quando Tutto Spinge Contro, Ecco il Vero Napoli!

  • Immagine del redattore: Rosario Caracciolo
    Rosario Caracciolo
  • 12 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

di Rosario Caracciolo – ilgiornalistatifoso.it / Napoli Cuore Azzurro


C’è un momento, nel calcio, in cui i numeri smettono di spiegare e restano solo gli uomini. Il Napoli di Antonio Conte vive esattamente lì: dentro una stagione che somiglia a una trincea, tra corpi logori, cerotti, fasciature e una dignità che non si spezza.

La vittoria contro la Fiorentina al Maradona non è soltanto un

2-1. È una dichiarazione d’identità. È un manifesto di resistenza. È la fotografia di una squadra che continua a camminare anche quando le gambe tremano.


UN’EMERGENZA SENZA PRECEDENTI



Gli infortuni sono diventati una costante, una marea che non si ritira. Non piccoli fastidi, ma stop seri, profondi, destabilizzanti. L’ultimo colpo è arrivato con il ko del capitano Giovanni Di Lorenzo, uno che non si era mai fermato. Simbolo assoluto di affidabilità. Simbolo di ferro. E proprio il ferro, stavolta, si è piegato.

Lo sfogo di Conte dopo la partita non è stato uno sfogo isterico. È stato un atto d’accusa lucido verso un sistema che divora i suoi protagonisti. Calendari sovraffollati, logiche economiche che schiacciano quelle sportive, rose bloccate da paletti burocratici che ignorano la realtà dei campi. Così si uccide lo spettacolo. Così si consuma il pallone.


IL NAPOLI CHE NON SI ARRENDE




Eppure questo Napoli resta in piedi.

Contro i viola ha lottato, sofferto, sbagliato, corretto, resistito. Ha trovato energie dove sembravano finite. Ha trasformato l’emergenza in occasione.

Vergara è l’immagine perfetta di questa squadra: segna, sanguina, prova a restare in campo, poi si ferma solo quando il corpo glielo impone. Il suo primo gol in Serie A pesa come una promessa mantenuta. Il suo spirito pesa ancora di più.

Gutierrez risponde presente. Gol, personalità, coraggio. Schierato fuori comfort zone, a piede invertito, dimostra che il talento vero non chiede alibi. È una vittoria anche di Conte, che vede soluzioni dove altri vedrebbero solo problemi.


TRA ERRORI E SILENZI




Non è stata una gara pulita. Anzi.

Un tocco di mano evidente di Comuzzo ignorato. Una gomitata di Parisi su Vergara lasciata scivolare nel nulla. Una direzione arbitrale, firmata La Penna, che ha dato la sensazione di perdersi dentro la partita.

Il Napoli non ha vinto grazie agli episodi. Ha vinto nonostante gli episodi. E questa è la differenza che conta.


QUALITÀ, MA ANCHE CREPE




Qualche segnale d’allarme c’è stato. La rete di Solomon nasce da una disattenzione collettiva, con Spinazzola in difficoltà e una retroguardia non impeccabile. Buongiorno e Juan Jesus attraversano una fase calante. Succede quando giochi sempre, senza respirare.

Ma Meret c’è. Eccome se c’è. Una parata pesante, un intervento da portiere vero. Anche questo è stringere i denti.


MERCATO, NECESSITÀ, REALTÀ




Il problema non è se intervenire. Il problema è quanto sia tardi.

Di Lorenzo starà fuori a lungo. Cinquanta, sessanta giorni. Il Napoli cerca un profilo fisico, duttile, pronto. Manna lavora senza sosta. Non per lusso. Per sopravvivenza.

Intanto arriva Alisson Santos, esterno che ama l’uno contro uno, destro naturale che gioca a sinistra. Un profilo che parla la lingua di Conte. Giovane, affamato, da modellare.

Nel frattempo si attendono recuperi: Mazzocchi, Rrahmani, poi più avanti Gilmour, Anguissa, De Bruyne. Per Neres servirà pazienza. Tanta.


IL SENSO PROFONDO



Questo Napoli non è perfetto. Non è brillante come sogniamo. Ma è vero. Ed è vivo.

Resta li. Resta competitivo. Resta feroce.

E soprattutto resta fedele a sé stesso: non molla.

In un calcio che corre verso il business, questo Napoli corre ancora verso la battaglia. E finché ci sarà qualcuno disposto a sporcarsi la maglia così, il sogno non potrà mai essere dichiarato finito.


 
 
 

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