Champions Buttata Via! Il Giorno Dopo la Caduta...
- Rosario Caracciolo

- 6 giorni fa
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di Rosario Caracciolo: ilgiornalistatifoso.it / Napoli Cuore Azzurro

LA NOTTE AMARA, LA VERITÀ CRUDA
Napoli-Chelsea 2-3 chiude una Champions League storta, difficile, probabilmente la peggiore dell’era Aurelio De Laurentiis. Ma sarebbe intellettualmente disonesto ridurre tutto alla serata del Maradona. Il Napoli europeo non esce ieri. Il Napoli europeo esce molto prima. Esce a Lisbona, esce a Eindhoven, esce contro l’Eintracht, esce a Copenaghen. Esce soprattutto da un approccio insufficiente, fragile, intermittente.
Eppure la gara contro il Chelsea ha raccontato qualcosa di diverso: un primo tempo dominante, personalità, coraggio, intensità. Un Napoli che ha messo alle corde una squadra piena di stelle. Un Napoli che ha ricordato sé stesso.

I LIMITI STRUTTURALI: Il doppio impegno, per Antonio Conte, resta una montagna difficile da scalare. Non è una colpa capitale, ma è un dato oggettivo. Senza ricambi veri, senza cinque cambi di livello, senza profondità, diventa complicato reggere contro club che in panchina hanno il valore dell’intera campagna acquisti azzurra.
Gli infortuni sono stati una piaga, ma non possono diventare un alibi eterno. Perché alcune partite sono state semplicemente sbagliate. Mentalmente. Tatticamente. Emotivamente.

LE OCCASIONI BUTTATE Il 2-0 subito a Lisbona, il 6-2 di Eindhoven, lo 0-0 casalingo contro l’Eintracht, il pareggio suicida a Copenaghen con uomo in più. Sei-otto punti gettati al vento. Punti che oggi avrebbero significato qualificazione diretta o almeno playoff.
Questa Champions non è stata persa contro il Chelsea. È stata persa strada facendo.

IL MARADONA E L’AMORE L’applauso finale racconta più di mille analisi. Racconta l’amore di una città verso la propria squadra. Racconta che Napoli sa distinguere tra sconfitta e disonore. Questa squadra ha lottato. E il pubblico lo ha riconosciuto.

LA SERATA DI VERGARA Dentro la notte amara nasce una certezza: Antonio Vergara. Personalità, qualità, coraggio, classe. Un gol incosciente e bellissimo. Una prestazione che urla una verità: nel Napoli può starci eccome. E forse questa è la lezione più grande: senza settore giovanile vero, senza progetto strutturato, Napoli continuerà a cercare fuori ciò che potrebbe coltivare dentro.

LE RESPONSABILITÀ Il mercato estivo ha lasciato più dubbi che certezze. Rasmus Højlund arrivato solo per tamponare l’emergenza Lukaku. Lucca partito dopo sei mesi. Noa Lang svanito. Beukema scavalcato da Juan Jesus.
Domande inevitabili:
Il direttore sportivo Giovanni Manna ha seguito davvero le richieste del tecnico?
La preparazione atletica è stata adeguata?
Perché il medico sociale non ha mai spiegato l’ondata di infortuni?
Perché De Laurentiis tace sul VAR dopo episodi evidenti contro Juventus, Verona e Parma?

IL RUMORE DI FONDO: Al Nord già gongolano. Parlano di stagione fallimentare. Di Conte in bilico. Di ciclo finito. È il solito copione. Ma Napoli, anche ferito, resta scomodo. E la paura storica non è mai sparita.

ORA IL CAMPO: C’è una Coppa Italia da onorare contro il Como. C’è una corsa Champions da difendere. C’è una Fiorentina da battere subito. E c’è ancora un sogno Scudetto che, con la settimana tipo, non è morto.

LA CONCLUSIONE: Il cammino europeo è da bocciare. Senza appello. Ma con i se e con i ma non si costruisce nulla. Ora serve lucidità, unità, competenza.
Il Napoli deve trasformare il primo tempo col Chelsea nella sua identità permanente. Perché solo così resterà ciò che è sempre stato: una squadra che non si piega. Una squadra che costringe tutti, sempre, a fare i conti con sé.






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