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QUANDO L’ERRORE PESA PIÙ DEL RISULTATO!

  • Immagine del redattore: Rosario Caracciolo
    Rosario Caracciolo
  • 26 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

di Rosario Caracciolo – ilgiornalistatifoso.it / Napoli Cuore Azzurro


Il 3-0 della Juventus contro il Napoli è un numero che inganna. Un risultato che fotografa il tabellino, ma non la partita. Perché il campo ha raccontato una storia diversa, fatta di equilibrio spezzato, di episodi decisivi e di una squadra azzurra arrivata a Torino con il fiato corto, le ossa rotte e l’organico ridotto all’osso.

Il Napoli non è crollato subito. Ha lottato. Ha resistito. È rimasto dentro la gara per oltre settanta minuti. Poi, quando la benzina è finita e la lucidità è evaporata, sono arrivati gli errori, e con essi la condanna.



Ma prima degli errori tecnici, c’è un macigno più grande.

Un rigore solare non concesso.

Nel primo tempo, su Hojlund, c’è un intervento di Bremer che esce completamente dal perimetro del calcio: contatto al collo, disinteresse totale per il pallone, uomo colpito e palla ignorata. È calcio di rigore ovunque. In Italia no. Non solo: non viene nemmeno chiesta la revisione al VAR. Mariani decide. Doveri tace. E il Napoli paga.

Qui non è questione di complotto. È questione di credibilità. A cosa serve il VAR se resta muto proprio sugli episodi che cambiano le partite? Come ha detto Antonio Conte, forse era davvero meglio quando sbagliava solo l’arbitro. Oggi sbagliano in due, e nessuno paga.

Dentro questa ferita si innesta la fatica.




Il Napoli si presenta senza mezza squadra: fuori Anguissa, Gilmour, Politano, Milinkovic-Savic, Mazzocchi, con Neres destinato a un lungo stop e De Bruyne ancora avvolto nel mistero. In panchina pochi uomini veri, qualche Primavera e tante speranze. Questa non è una rosa costruita per reggere tre competizioni. È una rosa rattoppata dall’emergenza.

Eppure, nel primo tempo, il Napoli resta in piedi. Colpisce un palo con Thuram la Juventus, segna con David dopo un contatto che lascia a terra Di Lorenzo, ma gli azzurri non scompaiono. Sono vivi.



Poi arrivano gli errori.

Juan Jesus sbaglia un retropassaggio sanguinoso. Meret, al rientro, non trova il tempo giusto. Buongiorno, Beukema, Spinazzola, Gutierrez, Lobotka, McTominay girano sotto ritmo. Non per disinteresse. Per logoramento.

In mezzo a questo grigiore, un solo nome mantiene una fiamma accesa: Vergara. Corsa, spirito, appartenenza. E davanti, Hojlund ha una palla buona e la spreca. Succede quando sei stanco. Succede quando sei solo.

Il 3-0, allora, diventa una punizione eccessiva. Perché fino al 79’ la partita è 1-0. E una partita sull’1-0, con un rigore non dato, è un’altra partita.




Ora il tema non è più lo scudetto. Quello, oggettivamente, si è allontanato. A -9 dall’Inter, con una classifica compressa e feroce, il Napoli deve spostare il mirino: blindare la zona Champions. Sopravvivere. Restare agganciato. Arrivare vivo ai rientri.

Sul mercato, oggi, vale una sola verità: il Napoli è bloccato da regole che puniscono chi ha i conti in ordine. Lo ha spiegato Giovanni Manna. E lo ha denunciato Aurelio De Laurentiis. Chi è virtuoso viene fermato. Chi è indebitato alza la mano contro le modifiche.

È un paradosso italiano.

Tutto, adesso, passa dalle mani di Antonio Conte. Tocca a lui scegliere dove investire energie, come proteggere un gruppo stremato, come traghettare questa squadra fino alla primavera.



Il Napoli è ferito. Stanco. Arrabbiato.Ma non è morto.

E quando il Napoli non muore, prima o poi, torna a farsi sentire.

 
 
 

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