top of page

Quando il VAR Uccide il Calcio!

  • Immagine del redattore: Rosario Caracciolo
    Rosario Caracciolo
  • 9 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

di Rosario Caracciolo – ilgiornalistatifoso.it /Napoli Cuore Azzurro

C’è un confine sottile tra l’errore umano e la distorsione della realtà. Napoli-Hellas Verona quel confine lo ha superato con violenza, lasciando sul campo non solo due punti, ma un danno ben più profondo: la credibilità del sistema.


Il peccato originale


Il primo tempo del Napoli non è stato da grande squadra. Ritmo basso, poca ferocia, approccio sbagliato. È un dato oggettivo. Ma il calcio non è una fotografia statica: è movimento, reazione, capacità di ribellarsi. E quando nella ripresa segni quattro gol, anche se due vengono cancellati, stai comunque raccontando una verità tecnica chiara: quella partita l’avevi presa in mano.


La moviola dell’assurdo


Il gol annullato a McTominay per un fuorigioco chirurgico e quello tolto a Højlund per un presunto controllo di mano che non esiste nemmeno nella lettura più severa del regolamento sono già ferite aperte. Ma il colpo mortale arriva con il rigore assegnato al Verona per un “tocco di mano” di Buongiorno che, nel calcio vero, è al massimo fallo dell’attaccante. Qui non si interpreta: qui si inventa.


VAR, da strumento a padrone



Il VAR Marini ha stravolto decisioni corrette prese sul campo dall’arbitro Marchetti. Ed è questo l’aspetto più inquietante: la tecnologia non corregge più l’errore evidente, ma diventa protagonista. Lo ha sottolineato anche Matteo Politano, uno che non alza mai la voce. Quando persino i più pacati parlano, il problema è reale.


Il limite della pazienza



Non si venga a dire che bisogna essere “più forti degli arbitri”. A tutto c’è un limite. Un errore è fisiologico. Due episodi decisivi, entrambi a senso unico, che indirizzano una partita, sono inaccettabili. Così si alimenta la cultura del sospetto e si svuota il campo della sua sovranità.


La risposta del Napoli



In questo contesto diventa quasi superfluo soffermarsi sui primi 50 minuti opachi. Perché la reazione del Napoli c’è stata ed è stata da squadra vera. Ma se i gol non vengono convalidati e ti assegnano un rigore contro inesistente, ribaltare il risultato diventa un’impresa proibitiva per chiunque.


Conte, stile e sostanza



Antonio Conte ha scelto la via dell’eleganza british. Nessuna polemica diretta, solo una constatazione disarmante: Højlund non avrebbe potuto amputarsi un braccio. Poi i complimenti ai suoi, ricordando che rimontare uno 0-2 “avrebbe steso finanche un toro”. Leadership silenziosa, ma lucidissima.


Uomini, momenti e gerarchie



Non è il caso di infierire sul momento non brillante di Buongiorno (oggi Juan Jesus è insostituibile), né sull’acerbità di Lang e Lucca, o sulla fase opaca di Gutiérrez ed Elmas. Con Spinazzola in campo cambia la musica: ne beneficiano anche McTominay e Højlund. Promosso Marianucci, decisivo nell’azione che apre la strada al gol di Di Lorenzo.


Il troncone mercato: silenzi che parlano



Fuori dal campo, Conte continua a non esporsi pubblicamente sul calciomercato. Ma dietro le quinte il confronto con Giovanni Manna e Aurelio De Laurentiis è costante. Il tecnico ha indicato profili precisi, funzionali, immediatamente pronti. Il problema non è l’idea, ma il contesto: il mercato è parzialmente bloccato, prima di entrare bisogna uscire.



Il nome che affascina di più resta Kobbie Mainoo, ma il Manchester United ha rassicurato il suo entourage: con l’addio di Amorim, il centrocampista tornerà centrale nel progetto. Operazione oggi quasi proibitiva. Sempre in casa United resta monitorato Joshua Zirkzee, profilo gradito al tecnico ma legato a incastri complessi.



Federico Chiesa è un pallino di Conte, ma la Juventus al momento è avanti. Più concreta la pista Raheem Sterling: fuori rosa al Chelsea, già seguito in estate, con un ingaggio che potrebbe essere coperto in gran parte dal club inglese. Su di lui anche Fulham e West Ham, ma a Napoli il gradimento è trasversale. Conte lo vede ideale per dare peso e profondità alle corsie.


Verso San Siro



Ora c’è San Siro, contro l’Inter. Due punti persi che pesano, ma una certezza che resta intatta: questo Napoli è forte. E continuerà a dimostrarlo. Provando ad esserlo, se necessario, perfino più degli arbitri.

 
 
 

Commenti


bottom of page