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Lo Stadio dei sogni… Nel Paese dei Limiti!

  • Immagine del redattore: Rosario Caracciolo
    Rosario Caracciolo
  • 8 nov 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

di Rosario Caracciolo – ilgiornalistatifoso.it


Certe volte le parole di un presidente risuonano più forti di un gol allo scadere. Stavolta è Aurelio De Laurentiis a scuotere l’Italia calcistica, parlando dello Stadio Diego Armando Maradona come di un “semi cesso”. Espressione cruda, diretta, ma tremendamente reale. Il patron del Napoli, ospite del Football Business Forum alla Bocconi di Milano, ha demolito — ancora una volta — il sistema. Non solo quello sportivo, ma anche quello politico e burocratico che, da decenni, frena ogni passo avanti del calcio italiano.


Abbiamo uno stadio vecchio, con una pista d’atletica e un fossato che allontana il pubblico” — ha tuonato De Laurentiis, sottolineando come il club paghi al Comune la stessa cifra del Paris Saint-Germain, ma senza alcuna esclusiva. Tre giorni di concessione contro un impianto da oltre cento milioni di fatturato annuo: la sproporzione è evidente. E mentre Emirates Stadium e Arsenal diventano simboli di modernità e gestione virtuosa, Napoli resta impantanata tra cavilli e autorizzazioni, in un labirinto dove il calcio perde valore e il futuro resta un sogno infranto.


Non mancano le stoccate all’amministrazione di Gaetano Manfredi e Cosenza: “Non sanno nulla di calcio”, ha detto il presidente, che immagina un nuovo stadio da 70 mila posti, 100 skybox e parcheggi veri, finanziato interamente con fondi propri. Ma — aggiunge — “serve qualcuno sopra le istituzioni, capace di accelerare nel rispetto della legge”. Una denuncia pesante, ma vera: il sistema italiano è il primo nemico di se stesso.


Intanto il campo chiama. Bologna-Napoli è alle porte: i rossoblù, reduci dal pari con il Brann, affrontano i Campioni d’Italia che hanno pareggiato in Champions League contro l’Eintracht. Nelle ultime cinque sfide, solo una vittoria azzurra: serve un cambio di passo, e Antonio Conte lo sa. In campo si vedrà il 4-3-3 con Milinkovic-Savic, Di Lorenzo, Rrahmani, Buongiorno, Gutierrez, Anguissa, Lobotka, McTominay, Elmas, Hojlund e Lang.


Dall’infermeria, nel frattempo, giunge un raggio di luce: Romelu Lukaku accelera verso il ritorno. Il belga punta la sfida del 30 novembre contro la Roma, proprio nella capitale dove un tempo era re. Tre mesi dopo l’infortunio di Castel di Sangro, il bomber è pronto a tornare. E con lui, forse, può tornare anche la rabbia e l’anima vincente del Napoli.


"Eppure, resta una riflessione amara: come può una città con la passione di Napoli, con un presidente disposto a investire di tasca propria, restare prigioniera di un sistema fermo agli anni ’80?

 Il calcio italiano continua a parlare di futuro, ma gioca ancora nel passato.

 Forse il vero “semi cesso” non è lo stadio, ma la mentalità di chi non ha ancora capito che modernizzare il calcio non è un lusso: è sopravvivenza."

 
 
 

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