Il Napoli vince la Supercoppa…Anche con i “Cerotti”. Il Nord Trema!!!
- Rosario Caracciolo

- 23 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
di Caracciolo Rosario- ilgiornalistatifoso.it/ Napoli Cuore Azzurro

La coppa e il messaggio

Il Napoli alza la terza Supercoppa Italiana della sua storia e, mentre solleva il trofeo, manda un messaggio chiaro a tutta l’Italia calcistica: siamo tornati, e non per caso. Due partite, Milan e Bologna, stesso undici, stessa ferocia, stesso controllo. Non è solo una vittoria, è una presa di posizione. È il Napoli che ritrova gli occhi della tigre, quelli del quarto Scudetto, quelli che non cercano alibi. E lo fa nel momento meno comodo, con uomini spremuti, acciaccati, rattoppati. Con i cerotti, appunto.
Conte, l’uomo che non muore

Antonio Conte è questo: uno che non muore mai. Più lo schiacci, più rimbalza. Dopo le botte prese in campionato e in Europa, il suo Napoli risponde da squadra vera. Non bella a intermittenza, ma solida sempre. Conte era sereno perché sapeva. Sapeva di avere un gruppo disposto a combattere fino alla fine, come ammesso da Politano. Sapeva che la vittoria nasce prima nella testa. E quando la testa gira, anche le gambe doloranti corrono il doppio.
Al Nord guardano e tacciono

Al Nord ora osservano con attenzione. E con timore. Perché questo Napoli vince anche quando non è al massimo, anche quando gioca con l’infermeria piena, anche quando stringe i denti. È la cosa che spaventa di più. Le grandi del Nord sono abituate a temere il Napoli solo quando vola. Questo, invece, è un Napoli che non vola ma avanza. E chi avanza così, di solito, arriva fino in fondo.
Dominio, non episodi

Chi parla di “due giocate individuali” dimostra di non aver visto la partita. Il Napoli ha controllato la finale dal primo all’ultimo pallone. Conte ha disinnescato Italiano in ogni zona del campo, colpendolo proprio dove credeva di essere forte. Non episodi, ma dominio. Non fiammate, ma struttura. Il resto è analisi pigra, buona per chi ama i finali rapidi e odia i racconti lunghi.
Identità feroce

Tre-quattro-tre fluido, quasi liquido. Ma prima del modulo viene l’identità. Movimento continuo, intensità ossessiva, letture intelligenti. È un sistema che esalta gli uomini e protegge le debolezze. È calcio che non chiede scuse. È un Napoli che ha deciso di non aspettare più nessuno.
Il cuore e i muscoli

In mezzo, McTominay e Lobotka sono la sintesi perfetta. Forza e cervello. Assalto e geometria. Uno devasta, l’altro soffoca lentamente. Davanti, Hojlund è un ariete moderno: lotta su ogni pallone, apre spazi, consuma i difensori. Non è solo presente, è futuro che bussa con violenza.
La notte di Neres

Poi c’è David Neres. Doppietta, grazia, estasi. Una danza tribale sotto il cielo di Riad. Arcobaleni, scavetti, difensori annichiliti. È calcio che ipnotizza, che costringe alla resa. Obrigado, David.
Una quercia che non cade

Aurelio De Laurentiis ha costruito un sistema, non un capriccio. Sette trofei, radici profonde, rami che cambiano ma non cedono. Ha scelto Conte perché sa vincere e soprattutto sa
resistere. E oggi il Napoli restituisce a tutti una certezza scomoda: questo non è un miracolo, è un ciclo. E al Nord lo sanno. Anche se fanno finta di niente.




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