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Caro Cazzullo, La critica e' un diritto. Il pregiudizio no!

  • Immagine del redattore: Rosario Caracciolo
    Rosario Caracciolo
  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Lettera aperta ad Aldo Cazzullo


di Rosario Caracciolo ilgiornalistatifoso.it/ EL DIEZ no fu evasor/ Napolii Cuore Azzurro


Gentile Aldo Cazzullo,

il dissenso è il sale del dibattito culturale. L’insulto, invece, ne è la muffa.

Definire la vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo come “la canzone più brutta della storia” rientra nel diritto di critica. Paragonarla alla “colonna sonora di un matrimonio della camorra” travalica invece il perimetro del giudizio artistico per entrare in quello dello stereotipo territoriale.


Non si contesta il gusto personale. Si contesta l’uso di un immaginario che associa, ancora una volta, Napoli e il Sud a una narrazione criminale. È una scorciatoia retorica che non arricchisce il dibattito, lo impoverisce.


Richiamare Domenico Modugno e la sua “Nel blu dipinto di blu” è legittimo. Ma ogni epoca ha il suo linguaggio. Pretendere che la musica popolare del 2026 risponda ai canoni del 1958 significa ignorare settant’anni di evoluzione culturale.


La musica popolare non è un reato estetico. È consenso. È emozione condivisa. È pubblico. E il pubblico, in una democrazia culturale, non è un errore statistico.

Si può ritenere una canzone banale. Si può preferirne un’altra. Ma suggerire che il successo di un artista sia il sintomo di un Paese dove “chiunque può fare qualsiasi cosa” suona come una nostalgia per un’élite che decide cosa sia degno e cosa no

.

Sal Da Vinci ha risposto con il silenzio e con la signorilità. Ha vinto con i voti. E ha dimostrato che la musica, quando parla al cuore di milioni di persone, non ha bisogno di patente accademica.


Forse, talvolta, la misura più alta del giornalismo non è l’iperbole, ma la proporzione.

Con rispetto per il ruolo che ricopre, ma con altrettanta fermezza per ciò che rappresentiamo,

Napoli non si offende: risponde. E continua a cantare.





 
 
 

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