La Luce che Cambia Tutto!
- Rosario Caracciolo

- 17 mar
- Tempo di lettura: 3 min

di Rosario Caracciolo: ilgiornalistatifoso.it/ EL DIEZ no fu evasor/ Napoli Cuore Azzurro
Ci sono vittorie che valgono tre punti.E poi ce ne sono altre che valgono molto di più.
Il Napoli batte il Lecce, centra la seconda vittoria consecutiva al Maradona e la terza di fila considerando anche Verona, consolidando un terzo posto sempre più solido. Nove punti pesanti, pesantissimi, che raccontano una squadra viva, concreta, capace persino di rosicchiare terreno all’Inter capolista.
Eppure, dietro il risultato, si nasconde una verità più complessa.
Il buio e le crepe

Il primo tempo non è stato all’altezza.Distratto, fragile, quasi incomprensibile.
Basta un calcio d’angolo battuto da Gallo e l’incornata di Siebert per gelare il Maradona. Una disattenzione collettiva che coinvolge Beukema, Buongiorno, Olivera e Meret. E torna a galla un problema che non può più essere ignorato: la fase difensiva.
Buongiorno è ancora lontano parente del leader visto nei momenti migliori.Olivera alterna buone cose a errori evitabili.E Meret, tra costruzione forzata dal basso e silenzi inspiegabili, resta un enigma irrisolto.
Non è questione personale. È questione tecnica.E certe scelte, soprattutto sotto pressione, continuano a lasciare più dubbi che certezze.
La svolta: quando entra il fuoriclasse

Poi succede qualcosa.Anzi, entra qualcuno.
Kevin De Bruyne.
E la partita cambia volto.Il calcio, improvvisamente, diventa un altro sport.
Bastano 45 minuti al belga per illuminare tutto: movimenti, spazi, idee. Dove prima c’era confusione, ora c’è logica. Dove mancava verticalità, ora arrivano traiettorie perfette.
Non è solo tecnica.È leadership.
De Bruyne comanda, guida, dirige. Parla, gestisce, inventa. Trasforma il gioco in qualcosa di superiore. E attorno a lui crescono tutti: Gilmour, autore di un’apertura illuminante; Politano, decisivo; Alisson Santos, più pericoloso; e soprattutto Rasmus Hojlund, che trova un gol meritato, da attaccante vero.
Il Napoli ribalta tutto.Con forza. Con qualità. Con personalità.
Il rimpianto che pesa

E allora la domanda è inevitabile.
Cosa sarebbe successo se quel maledetto (benedetto) rigore del 25 ottobre contro l’Inter non fosse costato l’infortunio a De Bruyne?
Cinque mesi fuori.Cinque mesi senza la luce.
Oggi forse parleremmo di un’altra classifica.Forse di un’altra corsa.Forse di un altro scudetto.
Perché il belga non è solo un campione.È il punto di equilibrio tra talento e visione. Tra gioco e identità.
Nove finali, un destino da scrivere

Adesso restano nove partite.Nove finali.
Il secondo posto non è un’utopia.Il Milan è nel mirino.E lo scontro diretto al Maradona può cambiare tutto.
Con una rosa che finalmente si sta ricomponendo, con gli infortunati che tornano e con un De Bruyne in queste condizioni, il Napoli può chiudere la stagione in crescendo.
Senza rimpianti.O almeno, provandoci fino in fondo.
Oltre il calcio

Poi ci sono cose che vanno oltre.
I tre punti dedicati al piccolo Domenico.L’abbraccio a Banda, dopo gli attimi di paura.Le parole di Conte, che ricordano come il calcio, a volte, debba fermarsi.
E anche le polemiche, evitabili, di Di Francesco, che dopo una sconfitta meritata avrebbe potuto scegliere il silenzio.

Il Napoli vince.E continua a crescere.
Tra difetti evidenti e talento purissimo, tra ombre e lampi di grandezza, questa squadra ha ancora qualcosa da dire.
Perché quando la luce si accende davvero,diventa difficile spegnerla.
E adesso, con De Bruyne, quella luce è tornata.


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