top of page

Addio a Savoldi, Il "Miliardo" che diventò Cuore di Napoli!

  • Immagine del redattore: Rosario Caracciolo
    Rosario Caracciolo
  • 15 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

di Rosario Caracciolo: ilgiornalistatifoso.it/ Napoli Cuore Azzurro


Il calcio perde un pezzo di anima. Ci lascia, a 79 anni Beppe Savoldi, e con lui se ne va un modo di essere centravanti che oggi non esiste più. Non solo numeri, non solo gol – 168 in Serie A – ma un’idea romantica e feroce del mestiere più bello del mondo: segnare.

Nella giungla delle aree di rigore degli anni ’70, tra gomiti alti e marcature che sapevano di battaglia, Savoldi trovava sempre la luce. Svettava, letteralmente. Quel colpo di testa, sospeso tra cielo e terra, era la sua firma. Non era solo elevazione, era istinto puro. Era il marchio di fabbrica di un bomber vero, uno di quelli che non impari: ci nasci.



Da Atalanta al Bologna, fino al grande salto nel Napoli. Il 1975 non fu solo un anno, fu una crepa nella storia del calcio italiano. Due miliardi di lire. Uno scandalo nazionale. Un simbolo. In un’Italia ferita dalla crisi economica, quell’acquisto sembrò uno schiaffo. Interrogazioni parlamentari, polemiche, rabbia. E lui, in mezzo, uomo prima che calciatore, a nascondersi tra i silenzi dell’Appennino, ospite dell’amico Gianni Morandi.

Ma Napoli non guardava i conti. Napoli guardava il cuore!




E quando Savoldi arrivò, la città esplose. Il San Paolo si accese come poche volte era successo prima. Settantacinquemila abbonati. Un’attesa quasi religiosa. Era già successo con Omar Sívori, sarebbe successo poi con Diego Armando Maradona. In mezzo, c’era lui. Beppe-Gol.

Quattro anni. Cinquantacinque reti ufficiali. Una Coppa Italia. Ma i numeri, stavolta, non bastano. Perché Savoldi è stato molto di più: è stato il primo grande sogno moderno del Napoli. L’uomo che ha fatto credere possibile l’impossibile. Che ha dato forma all’ambizione.

E Napoli lo ha amato davvero. Non solo per i gol, ma per quella sua discrezione antica, per quel modo gentile di stare dentro un mondo già allora rumoroso. Cantava anche, incideva dischi, faceva sorridere. Era uno di famiglia.



Poi la vita lo ha portato altrove. Il ritorno a Bologna. Le ombre del calcioscommesse, sempre respinte. Una carriera da allenatore senza compromessi. E infine il silenzio, rotto solo dall’amore mai finito per il calcio e per Napoli.

Oggi resta il ricordo. Di un uomo che anticipò il futuro senza mai tradire il passato. Di un centravanti che ha segnato epoche, prima ancora che gol. Di un simbolo che non si è mai liberato di quel soprannome – Mister Due Miliardi – ma che, in fondo, valeva molto di più.

Perché certe cifre fanno rumore. Ma certi amori fanno storia.

E Napoli, oggi, abbassa la testa. E applaude.


 
 
 

Commenti


bottom of page