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IL NAPOLI HA SMESSO DI GIOCARE: ORA DOMINA

  • Immagine del redattore: Rosario Caracciolo
    Rosario Caracciolo
  • 5 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

di Rosario Caracciolo – ilgiornalistatifoso.it- Napoli Cuore Azzurro


Non è stata una partita, ma una dimostrazione. mbrata fin dall’inizio un esercizio di forza unilaterale, un confronto sbilanciato in cui una squadra ha imposto ritmo, intensità e controllo, mentre l’altra ha provato a sopravvivere. Lazio-Napoli è se Il primo tempo racconta tutto: pressione costante, recuperi immediati, nessuna via d’uscita per la Lazio di Maurizio Sarri, schiacciata dentro il proprio guscio e punita ogni volta che ha provato ad alzare la testa.

Il Napoli è entrato in campo con un’idea chiarissima: non concedere nulla. Né spazio, né tempo, né respiro. Il risultato è una partita mai realmente in discussione, gestita con freddezza e maturità. Un dominio che va oltre il punteggio.



L’unico momento capace di incrinare l’euforia arriva con l’infortunio di David Neres. Il brasiliano si ferma, toccandosi la caviglia, e per qualche minuto l’umore azzurro precipita. È una nube che oscura un pomeriggio quasi perfetto, perché Neres è diventato un elemento centrale nel nuovo assetto offensivo. L’attesa del responso pesa più dei tre punti.

Il resto è contorno. Espulsioni, proteste, nervosismo biancoceleste. Sarri riconosce onestamente la superiorità dell’avversario, mentre Zaccagni accenna a un arbitraggio sfavorevole. Pasquale Mazzocchi viene espulso in una dinamica discutibile, ma il suo gesto racconta appartenenza, difesa della maglia, spirito di gruppo. In questo Napoli non esistono comparse.



I tre punti arrivano come arrivano sempre nelle squadre di Antonio Conte: senza sconti. Questo Napoli è diventato una macchina che fagocita tutto. Non regala nulla, non si rilassa, non si accontenta. Ogni partita è affrontata come una questione morale prima ancora che tecnica. È un Napoli avaro, nel senso più nobile del termine: conserva, protegge, accumula.

Quattro vittorie consecutive per 2-0 contro Milan, Bologna, Cremonese e Lazio certificano una crescita evidente. Non solo nei risultati, ma nella continuità. Il Napoli segna con facilità, spreca anche, ma soprattutto non subisce. La solidità è diventata un’abitudine, non un’eccezione.



Il mercato resta sullo sfondo. Voci, ipotesi, suggestioni: Lucca, Lukaku, Raspadori. Ma il vero valore di questa squadra è l’equilibrio. Alterarlo senza necessità sarebbe un errore. Serve eventualmente completare, non stravolgere.

Il simbolo di questo Napoli è Juan Jesus: gioca chi merita. Rrahmani è il difensore che risolve i problemi prima che nascano. Politano è decisivo senza rumore. Spinazzola rappresenta la rinascita, tecnica e umana. Di Lorenzo è il capitano totale. McTominay e Lobotka sono il motore e il cervello.



Testa, cuore e gambe: il manifesto di Conte.Il Napoli è sceso dall’altalena. Ora è stabile, dominante, credibile. E trovare il modo per scalfirlo, oggi, sembra un problema per tutti gli altri.


 
 
 

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