Fiorentina-Napoli, Un Pareggio Che Sa di Sconfitta!


Finisce 1-1, ma per gli azzurri il punto del Franchi ha il sapore amaro di una sconfitta. Non tanto per il risultato in sé, quanto per ciò che la partita ha raccontato: una squadra ancora alla ricerca di un'identità, di certezze e, soprattutto, di idee.
Sotto accusa finisce inevitabilmente Massimiliano Allegri, soprattutto per una gestione dei cambi apparsa difficile da comprendere. A mio avviso, in una gara che chiedeva energia e coraggio, Vergara avrebbe dovuto prendere il posto di De Bruyne, mentre Favasuli avrebbe meritato di entrare prima al posto di Lang. Scelte che avrebbero potuto dare maggiore intensità a una squadra apparsa troppo spesso
prevedibile.
La difesa, invece, non merita particolari rimproveri: i quattro hanno fatto il loro, così come Gilmour e Lobotka, protagonisti di una prestazione ordinata. Ma davanti il Napoli ha prodotto troppo poco. Lucca, De Bruyne e Lang sono rimasti impalpabili, così come Højlund, dal quale era lecito attendersi qualcosa in più. E lo dico nel modo più civile possibile: oggi il reparto offensivo non ha dato le risposte che servivano.Poi c'è Favasuli. È entrato con quella fame che dovrebbe rappresentare la maglia azzurra: grinta, determinazione, voglia di lottare su ogni pallone. Personalmente, ne vorrei undici come lui. Peccato soltanto per quel primo gol in maglia Napoli sfiorato e mancato.

Ma il problema, forse, viene da più lontano.
La società. Nell'anno del Centenario, il Napoli sembra non essere riuscito né a completare il mercato né a liberarsi realmente dei giocatori considerati fuori dal progetto. Anguissa, De Bruyne, Lang, Lucca, Neres, Olivera: una rosa affollata, costosa e difficile da gestire, che rischia di diventare una zavorra tecnica ed economica.E allora torna una domanda inevitabile: se il mercato della scorsa stagione era quello che Conte aveva contestato, di chi era la responsabilità? Oggi, però, Conte non c'è più. E dunque le scelte attuali
appartengono alla società e alla sua dirigenza.

Dopo due Scudetti conquistati nell'arco di tre anni, il Napoli sembra essere nuovamente precipitato in quel limbo dal quale sembrava essere uscito.
C'è da preoccuparsi? Sì...Perché il problema non è soltanto non avere undici giocatori all'altezza. Il problema è non vedere ancora una squadra con una precisa identità, un'anima riconoscibile e idee chiare.
E qui la responsabilità torna inevitabilmente ai vertici.Aurelio De Laurentiis, oggi, deve guardare soprattutto alle conseguenze delle proprie scelte. Stadio e centro sportivo possono rappresentare il futuro (Se esistono e c'e la volonta' vera' d'investire!), ma il presente si costruisce anche attraverso una squadra competitiva, un progetto tecnico coerente e un mercato realmente funzionale.

Il Centenario avrebbe dovuto essere una festa anche sul campo.Per ora, invece, rischia di trasformarsi in un campanello d'allarme.Napoli, è tempo di capire dove vuoi andare. Prima che sia troppo tardi.




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