ADL E IL FALSO IN BILANCIO? SINCERAMENTE…
- Rosario Caracciolo

- 20 feb 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Aurelio De Laurentiis torna sotto i riflettori, questa volta per un’accusa che fa discutere: falso in bilancio legato alle plusvalenze fittizie nei casi Manolas e Osimhen. Una notizia rilanciata con grande enfasi dai colleghi di Gazzetta dello Sport e Tuttosport, che, come spesso accade, non risparmiano polemiche nei confronti del presidente del Napoli e del suo braccio destro Chiavelli. I toni sono alti, come se fosse imminente una condanna, ma come sempre, c’è molto da approfondire.

Il passare delle ore e le dichiarazioni degli avvocati Eduardo Chiacchio e Fulgeri (legale di fiducia di De Laurentiis) hanno cominciato a riportare ordine nella confusione, ridimensionando il clamore mediatico. Il punto è che, sebbene il caso sia tornato a galla, gli accertamenti giuridici non sono nuovi. In realtà, l’operazione Osimhen era già stata oggetto di un’indagine da parte della giustizia sportiva. Nel 2022, infatti, il Tribunale Federale Nazionale aveva prosciolto sia il Napoli che il suo presidente. E non solo: l’appello alla Corte Federale d'Appello era stato rigettato, e il ricorso per revocazione non ha nemmeno riguardato il Napoli, il quale non era tra i club deferiti. Insomma, se ci fosse un nuovo elemento che possa cambiare le cose, allora sì, il caso potrebbe riaprirsi. Ma, ad oggi, è difficile che emergano novità così rilevanti da farlo.

In sostanza, l’accusa di falso in bilancio si rifà a presunti illeciti legati alla gestione delle plusvalenze per il trasferimento di Osimhen, ma le indagini avevano già chiarito che, almeno al momento, non ci sono prove sufficienti per una condanna. I riflettori sono puntati sul Napoli, ma sembra che la vera "pulizia" non sia mai stata fatta in altre piazze. Se, infatti, Juventus, Inter e Milan sono ancora tranquillamente operativi, allora la domanda sorge spontanea: perché tutta questa attenzione sul Napoli?

Certo, De Laurentiis può anche risultare antipatico a molti, ma le critiche gratuite e, soprattutto, gli attacchi infondati sono davvero squallidi. La stampa, in questo caso, sembra più una macchina da guerra, che spara colpi verso un obiettivo ben preciso. Un attacco diretto non solo a De Laurentiis, ma anche al lavoro che ha fatto per portare il Napoli a livelli straordinari, senza possedere neanche una pietra della sua proprietà. Se non è un miracolo, poco ci manca.

La situazione è ancora più complessa quando vediamo come alcuni colleghi napoletani, troppo influenzati dall’ego personale, finiscono per cadere nelle trappole della stampa settentrionale, che si diverte a destabilizzare l’ambiente proprio quando il Napoli è a un passo da un traguardo storico. La destabilizzazione, alla fine, funziona, soprattutto quando i tifosi, e a volte anche i professionisti, cedono a queste provocazioni.
Ho avuto modo di esprimere il mio pensiero durante un intervento a Radio Marte. Mi sono trovato a discutere con il bravissimo Gianluca Gifuni e Francesco Modugno di Sky, i quali parlavano del nostro paese come di uno “Stato garantista”. Non sono d’accordo con loro, e ho fatto notare che non si può parlare di garanzie quando si vedono operazioni poco trasparenti. Quando chiedo, però, perché Lille, Juventus, Inter e Milan continuano a essere parte del sistema, la risposta è stata affermativa, e io ho concluso con una riflessione: se noi vinciamo con quattro spiccioli e loro non ci riescono nemmeno con i soldi "riciclati", allora c’è chi può dare fastidio". Questo non è solo un attacco al Napoli, ma un problema che coinvolge l’intero calcio italiano.

Purtroppo, spesso non si fa altro che parlare di Inter, Juventus e Milan, dimenticando il valore e la storia di chi ha portato il Napoli a risultati straordinari. Non solo: perché accettare lezioni da chi ha storicamente violato la lealtà sportiva? L’Italia ha i suoi grandi, ma sembra che non vengano mai chiamati in causa. Non è un caso che molti colleghi di Radio Marte e di altre realtà locali siano diventati una sorta di “zimbello” nelle mani di chi vuole creare un clima di caos.

L’esempio di grandi giornalisti napoletani come Gino Palumbo, Antonio Ghirelli, Maurizio Barendson, Mimmo Carratelli e tanti altri è ormai lontano, sostituito da una penna che più “pirla” non si può. Però, esistono ancora nomi che resistono alla corrente, come Titti Improta, Italia Mele, Anna Trieste, Paolo Del Genio, Pasquale De Simone, Sergio Curcio, Umberto Chiariello e Antonio Corbo, che portano avanti il vero giornalismo sportivo napoletano, con passione e competenza.

Mi si è detto che non si può fare il “giornalista tifoso”, ma oggi la realtà è che questa definizione non solo è possibile, ma è necessaria, soprattutto quando chi scrive lo fa con il cuore, come nel mio caso. Se il nostro Napoli dovesse vincere lo scudetto, sarebbe la vittoria di una squadra che, con il minimo, ha fatto molto di più di chi ha sempre avuto risorse illimitate. E per tutto il resto, ci penserà il vero giudice supremo, che da sempre decide le sorti di questo grande popolo e di questa città. Forza Napoli, sempre!
Siamo pronti a vincere il quarto scudetto. Pensiamo solo a questo, a nulla altro. Il resto sono solo distrazioni. San Gennaro, come sempre, sarà con noi.






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