Novanta Minuti per Perdersi: il Napoli si Sabota da Solo!
- Rosario Caracciolo

- 21 gen
- Tempo di lettura: 2 min
di Rosario Caracciolo – ilgiornalistatifoso.it /Napoli Cuore Azzurro

EDITORIALE:
La Sirenetta ammalia, seduce, distrae. E il Napoli, ipnotizzato da se stesso, butta via una partita che doveva essere il lasciapassare per la Champions. L’eufemismo è d’obbligo, ma la realtà è brutale: gli azzurri si sono inguaiai da soli, nel modo più assurdo e irritante possibile
.

Si potrebbero elencare mille attenuanti: infortuni, stanchezza fisica e mentale, rotazioni ridotte, calendario asfissiante. Tutto vero. Tutto inutile. Perché dopo una gara così non esistono alibi.Non giocavi contro una squadra esperta d’Europa.Eri in vantaggio.Eri in superiorità numerica.Era la partita della vita.E andava giocata col coltello tra i denti.
Il Napoli parte anche bene. Pressione alta, ritmo, dominio territoriale. Nei primi 45 minuti il divario tecnico con il Copenaghen è imbarazzante. Il vantaggio è meritato: il solito McTominay, su corner di Elmas, svetta più in alto di tutti e segna. A quel punto la gara sembra indirizzata. Forse andava chiusa già lì.

E invece no.
La ripresa è un capolavoro al contrario. Una squadra che smette di giocare, convinta di poter amministrare ciò che non sa gestire. Passaggi orizzontali, ritmi bassi, nessuna verticalizzazione, nessuna ferocia. Il Napoli rinuncia a cercare il colpo del KO e invita il Copenaghen a rientrare in partita.
Il secondo tempo diventa uno schiaffo alla logica e alla dignità europea. Un solo vero pericolo, un colpo di testa di Oliveira. Poi il vuoto. Lucca è un corpo estraneo, Gutierrez non crossa mai, Lang non incide, Hojlund appare stanco e isolato. E soprattutto manca un leader, uno che sappia dettare tempi, leggere i momenti, spegnere l’incendio prima che divampi.

Il rigore subito è l’emblema del momento mentale: bastava accompagnare l’attaccante verso il fondo. Anche Milinković-Savić, pur intuendo, non riesce a rimediare. Ma sarebbe ingeneroso fermarsi al singolo episodio. Qui il problema è strutturale.
Questo pareggio si aggiunge ai punti buttati contro Eintracht, Benfica e al tracollo di Eindhoven. Otto punti in classifica che raccontano una verità scomoda: il Napoli non ha percezione dell’importanza delle partite. Proprio ciò che Conte temeva parlando, già a settembre, di stagione complicata.

Ora tutto si complica. Domenica c’è la Juventus di Spalletti allo Stadium. Poi, tre giorni dopo, il Chelsea al Maradona, gara da dentro o fuori. Due partite che valgono una stagione, con una squadra che nella ripresa di Champions è apparsa vuota, fragile, senza anima.
Sul mercato si apre uno spiraglio grazie alla battaglia di De Laurentiis contro il blocco degli slot. Sedici voti favorevoli in Lega, attesa per il Consiglio Federale. Forse qualcosa si muoverà. Ma il mercato non cancella ciò che si è visto in campo.
Il Napoli oggi è a un bivio. Non servono proclami, non servono alibi. Serve orgoglio, serve fame, serve rispetto per una maglia che i tifosi continuano a onorare ovunque, anche sotto il gelo di Copenaghen.

Ora basta!.O questa squadra ritrova l’anima, oppure la stagione rischia di trasformarsi in un clamoroso flop.E allora sì, forse Conte aveva visto lungo.
Svegliati Napoli. È il momento della verità.!!!!





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