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NAPOLI, ADESSO BASTA SCUSE!

  • Immagine del redattore: Rosario Caracciolo
    Rosario Caracciolo
  • 2 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Il Como espugna il Maradona e accende i dubbi: gli azzurri sono ancora una squadra o il vecchio ciclo sta chiedendo il conto?

Il lunedì azzurro comincia nel peggiore dei modi. La sconfitta interna contro il Como di Cesc Fàbregas non è soltanto un risultato negativo: è una prestazione che apre interrogativi pesanti sul presente e, soprattutto, sul futuro del Napoli.

Al Maradona, i lariani hanno giocato con personalità, coraggio e idee. Il Napoli di Massimiliano Allegri, invece, è apparso per lunghi tratti remissivo, lento, privo di brillantezza e incapace di imporre quella superiorità che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto esserci.


LA LEZIONE DEL COMO



Nei primi quindici minuti il Como ha dato una vera lezione di calcio. Non soltanto palleggio, ma mentalità, aggressività e convinzione. Il vantaggio è arrivato nel momento migliore dei lariani, che hanno dimostrato di non avere alcun timore reverenziale.

Perché il calcio, alla fine, non si gioca sulla carta. Si gioca con la testa, con le gambe e con il carattere.

Il Napoli ha trovato il momentaneo pareggio con Rasmus Højlund, ma gli infortuni di André-Frank Zambo Anguissa e Amir Rrahmani hanno complicato ulteriormente una partita già difficile. E se Stanislav Lobotka ha lottato come un leone, troppo pochi sono stati gli azzurri capaci di incidere.

McTominay, Lang, Olivera, Rafa Marín, Di Lorenzo e Politano sono rimasti ben al di sotto delle aspettative. Nella ripresa si attendeva una reazione feroce, ma soltanto Kevin De Bruyne e Leonardo Spinazzola hanno mostrato, almeno a tratti, la determinazione necessaria.

Nemmeno il calo dell'intensità del Como è stato sfruttato. Il gol del possibile pareggio è arrivato, ma il fuorigioco ha cancellato l'ultima speranza.


LE DOMANDE CHE RESTANO



E qui arrivano le domande. Che fine ha fatto Vergara? Perché tanti calciatori azzurri sembrano fisicamente in difficoltà? E soprattutto: perché Anguissa, evidentemente non al meglio, è rimasto in campo?

Domande scomode, forse. Ma necessarie.

A Fàbregas, invece, vanno riconosciuti meriti enormi. Definire la propria squadra “bambina” rispetto al Napoli ha rappresentato anche una forma di comunicazione intelligente: il tecnico spagnolo ha esaltato i suoi ragazzi e, contemporaneamente, evidenziato ancora di più la prestazione degli azzurri.


MERCATO: È DAVVERO UN NAPOLI PIÙ FORTE?



Il mercato è chiuso. Gli esuberi sono stati sistemati: Mazzocchi è andato al Venezia, mentre Cajuste ha trovato sistemazione in Spagna. Ma la domanda centrale rimane: il Napoli è davvero più competitivo?

Højlund e Lucca possono bastare? E con Baliashile e Favasuli il gruppo è realmente più forte?

Il dubbio resta, soprattutto perché il centrocampo e l'attacco sembrano ancora incompleti.

E non si tratta soltanto della sconfitta contro il Como. Il problema è più profondo: questo gruppo appare logoro, reduce da un ciclo che avrebbe forse avuto bisogno di una rifondazione più coraggiosa.


ALLEGRI E IL CONFRONTO CON CONTE




La differenza nella preparazione e nell'intensità rispetto alla gestione di Antonio Conte è evidente e merita attenzione. Nessuno pretende di giudicare Allegri dopo appena due giornate, ma il passaggio da una metodologia estremamente intensa a una gestione apparentemente più leggera lascia qualche perplessità.

Il tempo, però, deve essere concesso. Il tecnico livornese ha sempre sostenuto di avere tra le mani una rosa forte. Adesso dovrà dimostrarlo sul campo.

Perché sabato arriva l'Inter a San Siro. E subito dopo, al Maradona, arriverà l'Arsenal, campione d'Europa.

Insomma, ci sarà poco da stare... Allegri!


LA SOCIETÀ E QUEL SOGNO CHIAMATO CHAMPIONS


Infine, una riflessione sulla società. Parlare di vittoria della Champions League significa necessariamente avere una squadra, una struttura e un'organizzazione all'altezza di quel sogno.

Il Paris Saint-Germain, dopo anni di figurine e grandi nomi, ha costruito finalmente una squadra vera affidandola a Luis Enrique. E ha vinto. Con un ex azzurro, Kvaratskhelia, protagonista anche di quella storia.

Forse sarebbe stato più realistico celebrare le quindici partecipazioni del Napoli alla Champions senza spingersi oltre i propri limiti.

Aurelio De Laurentiis ha costruito una società economicamente solida e questo merita riconoscimento. Ma se l'obiettivo è vincere ancora, bisogna continuare a crescere. E sotto questo profilo, un plauso va anche a Valentina De Laurentiis, che ha mostrato negli anni una crescita evidente.


ORA PARLI IL CAMPO



Il mercato non può più essere una scusa. Gli uomini sono questi e accompagneranno il Napoli almeno fino a gennaio. Adesso tocca ad Allegri.

Non servono proclami. Non servono alibi. Serve una squadra che corra, che lotti, che abbia personalità e che sappia soffrire. Serve un Napoli capace di reggersi in piedi.

Perché il “corto muso” può anche diventare una filosofia vincente. Ma prima bisogna trovare la strada.

E magari, come sempre, guardare verso il cielo e sperare che Diego ci dia una mano.

 
 
 

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