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A Bergamo...Il Delitto Perfetto!

  • Immagine del redattore: Rosario Caracciolo
    Rosario Caracciolo
  • 8 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

di Rosario Caracciolo – ilgiornalistatifoso.it / Napoli Cuore Azzurro/ EL DIEZ no fu evasor

Il calcio italiano non è più uno sport. È diventato un esperimento sociale. Un laboratorio dove il regolamento viene piegato, stirato e infine stracciato davanti agli occhi di milioni di tifosi. E quello che è accaduto a Bergamo, contro la Atalanta, rappresenta il punto di non ritorno.

Non uno scandalo. Lo scandalo presuppone eccezionalità.Qui, invece, siamo davanti alla normalità.

Il Napoli è stato scientificamente accompagnato fuori dalla partita. Non battuto. Non superato. Ma accompagnato alla sconfitta attraverso una sequenza chirurgica di decisioni che hanno cancellato il campo e imposto la sentenza. E la cosa più grave è che non sorprende più nessuno.


Il rigore cancellato: il primo colpo



L’episodio simbolo porta la firma di Chiffi e Aureliano. Il primo assegna il rigore dopo aver visto tutto, a pochi metri. Il secondo, dalla sala VAR, decide che la realtà non è quella.

Richiama. Suggerisce. Induce.E il rigore sparisce. Non perché Hojlund abbia simulato. Non perché il contatto non esista. Ma perché il VAR, ormai, non corregge più gli errori. Li crea.

Per anni ci hanno riempito la testa con la favola del “chiaro ed evidente errore”. Qui l’errore non era evidente. Era interpretativo. E l’interpretazione spettava all’arbitro.

Non al VAR.E invece il VAR ha deciso….Ha deciso tutto!


Il gol annullato: il secondo colpo




Il Napoli segna. Gutierrez porta gli azzurri sullo 0-2. La partita è chiusa. Finita. Archiviata. Ma non per Chiffi.Fallo di Hojlund, dice.

Un fallo che non esiste. Non nelle immagini. Non nella logica. Non nella fisica.E qui accade il capolavoro.

Il VAR, quello stesso VAR intervenuto prima, stavolta tace. Silenzio.

Nessuna revisione. Nessun dubbio. Nessuna giustizia. Il Napoli passa dal paradiso all’esecuzione!


Il silenzio che uccide




In tutto questo, fa quasi più rumore il silenzio. Quello delle istituzioni. Quello dei vertici arbitrali. Quello di un sistema che si protegge da solo. E allora le parole di Manna diventano un grido disperato: basta fare la figura dei fessi. Ma la verità è più amara.Quella figura il Napoli la fa da mesi.

Da quando un rigore contro la Inter al Maradona provocò la rivolta di Marotta e la immediata correzione del sistema. Da quel giorno, gli episodi hanno preso una direzione precisa. Sempre la stessa….Sempre contro!


Il disegno più grande




Il problema non è solo una partita.È il contesto.È la sensazione che esistano squadre che possono permettersi errori e squadre che devono subirli.

È la sensazione che il VAR non sia uno strumento di giustizia, ma uno strumento di controllo. È la sensazione che il risultato non nasca più dal campo. Ma venga deciso altrove.

Il Napoli, nonostante infortuni, emergenze e difficoltà, aveva dominato. Aveva imposto gioco, idee, coraggio.Poi è arrivato il sistema. E ha deciso che non bastava.


La nausea dei tifosi




E allora la domanda diventa inevitabile. Perché continuare?

Perché pagare abbonamenti a DAZN, Sky, Amazon Prime, per assistere a uno spettacolo dove il finale è già scritto?

Perché investire passione in un gioco che non rispetta più se stesso?

La risposta è semplice.Per amore.Ma l’amore, quando viene tradito ogni settimana, diventa dolore.E il dolore, prima o poi, diventa rabbia.


La verità finale



"Se queste sono le regole, abbiate almeno il coraggio di dirlo.

Se il VAR può decidere quando intervenire e quando sparire, se il regolamento è diventato un’opinione, se il campo non è più sovrano…

Allora fermatevi. Assegnate lo scudetto a tavolino.E risparmiateci questa lenta, disgustosa agonia.Perché quello visto a Bergamo non è stato calcio.

È stato un delitto perfetto.E la vittima, ancora una volta, porta lo stesso nome.

Napoli"


 
 
 
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